Giusi Malito

Articolo per Unire nell'Arte

Da molti anni insegno flauto traverso nelle Scuole Medie ad Indirizzo Musicale e mi occupo di divulgazione del linguaggio musicale nelle scuole.

Attualmente svolgo attività concertistica sia da solista, in formazioni cameristiche che orchestrali; ideatrice e referente del progetto di potenziamento musicale “Giocare a far...Musica” e, anche se molte battaglie sono state perse, le ragioni dell’impegno non sono venute meno, dedicando energie e tempo per quello che ritengo un bene comune.

 

Personalmente da ragazza volevo fare la rivoluzione, un po’ più avanti nell’età, cambiare i rapporti di forza all’interno della società; oggi, seminare per le nuove generazioni, consapevole del senso dell’antica favola africana sul colibrì: la leggenda narra di un incendio nella foresta che terrorizza tutti gli animali, lasciandoli impotenti ad osservare il disastro. Solo il colibrì si dà da fare versando le gocce d’acqua che riesce a portare con il proprio becco. Un animale gli dice irritato: “Colibrì, ma sei matto? Credi davvero che con poche gocce d’acqua spegnerai l’incendio?” “Lo so, risponde il colibrì, ma io faccio la mia parte”.


Ecco, credo che sia davvero il momento per ciascuno di noi, nei propri ruoli e con le proprie potenzialità di versare delle gocce d’acqua. Ho quasi sempre pensato che molti degli amministratori pubblici con i quali si collabora, sono stati privati nella loro infanzia di una educazione musicale o quanto meno di una buona educazione artistico-musicale.


Tanti cambiamenti sono i fondamenti della vita civile, una bussola costante per chi svolge un servizio pubblico. (Nella leggenda africana si narra che tutti gli animali hanno poi spento l’incendio...) Vivere in una democrazia è questo: la possibilità straordinaria, di essere attori del futuro, affermando i nostri diritti e i nostri doveri; lavorare, studiare, rispettare le leggi, ed occuparci della nostra città, con responsabilità, insieme agli alunni, per crescere insieme.


Occorre qualcosa in più. Non vi sono svolte senza passione, senza la virtù di credere nel futuro e la paura ne fa parte; certo la paura anche di sbagliare, che non può divenire un freno ma piuttosto una spinta ad agire.


L'idea di un'azione che segua alla esperienza supera questo limite, ci fornisce occhi nuovi per leggere la realtà.


Promuovere, produrre e diffondere nel territorio la cultura musicale a diversi livelli di complessità, anche attraverso processi di cooperazione fra scuole su progetti didattici specifici, incoraggiare e favorire l’insegnamento strumentale e corale. Favorire collaborazioni con istituzioni pubbliche organizzando attività ed eventi musicali comuni finalizzate alla valorizzazione delle eccellenze ma anche all’ inclusione dei più vulnerabili per mezzo della musica.


Sono convinta che la scuola deve impegnarsi nel territorio: alunni, docenti e Associazione genitori, danno un contributo non solo nelle attività didattiche, progetti, ma anche ogni qualvolta che se ne presenta l’opportunità insieme ad altri operatori del settore in reti di cooperazione: avere sempre l’obiettivo di sostenere la Musica sin da piccolissimi nel suo fortissimo ruolo sociale e preventivo, di comunicazione, di aumentarne la portata e la qualità, di farla inserire stabilmente nel mondo della scuola dell’infanzia e primaria.


Ciò di cui avverto la mancanza inquietante è lo sviluppo della capacità, da parte dell'insegnante, di riflettere in modo serio e sistematico sulla prassi, facendo in modo che il riferimento consapevole all'una o all'altra teoria psico-pedagogica o metodologia didattica contribuisca sia a spiegare le dinamiche che si verificano in classe che a formulare la progettazione di percorsi operativi ulteriori.

Non solo, mi sembra urgente riuscire a suggerire agli insegnanti di ogni ordine di scuola che l'atteggiamento curioso e coraggioso del ricercatore, ove ci si affidi ad un modello di ricerca di base fondato sul circuito prassi-teoria-prassi, può risultare portatore di un sale, buono per prevenire da deterioramento e insaporire costantemente quella voglia di educare che dalle difficoltà della realtà sociale e scolastica attuale è messa continuamente e pesantemente alla prova.


L'acquisizione di una competenza didattica non nasce, infatti, ipso facto, dalla acquisizione di conoscenze pedagogiche o psicologiche o didattiche generali, né viene, automaticamente, dall'accumulo di esperienza (non basta aver insegnato tanti anni per essere un bravo professore, nel senso di un professore capace di far venir fuori le capacità di tutti i suoi allievi). Invece mi sembra che la professionalità didattica sia strettamente collegata alla capacità di leggere e ascoltare ciò che accade in classe, di vedere e interpretare i propri errori, di saper assumere rispetto agli eventi la distanza necessaria alla progettazione di svolte, prosecuzioni, aggiustamenti. In questo, l'attenzione all'interdipendenza che continuamente si stabilisce tra messaggi di contenuto e messaggi relazionali nella comunicazione tra insegnanti e studenti è fondamentale.

È venuta l'ora anche per noi musicisti, in un'epoca in cui la musica, al di fuori della scuola, sembra avere un così grande potere di catalizzatore sociale, mentre, al contrario, ovunque si moltiplicano i fattori di disgregazione e individualizzazione, di studiare tutti i modi in cui sia possibile facilitare, instaurare, curare, migliorare le relazioni umane attraverso la musica e l’arte in generale.

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