Enzo Pirozzi

"La bellezza salverà il mondo", una frase di Dostoevskij.
Ma cosa è la bellezza, e perché il mondo dovrebbe averne bisogno?
Chi ha scelto di lavorare nel campo artistico conosce l'essenza di questa frase.
L'uomo ha avuto bisogno nel corso dei secoli di esprimersi, cercare una forma diversa di comunicazione che riuscisse a distaccare la mente, innalzare lo spirito a un livello superiore. Questa abilità, questo "dono" di vedere il bello e trasformarlo in cultura è l'arte.
Dunque un artista è colui che riesce naturalmente a creare cultura e affascinare l'osservatore: ci sarebbe tanto da scrivere sulla bellezza anche se tutti ne conosciamo i canoni intoccabili; inevitabilmente, il bello resta negli occhi di chi osserva.


Personalmente la mia scelta di lavorare con l'arte non è stata casuale ma cercata, voluta. Avevo 12 anni e una vecchia chitarra jazz trovata in un scantinato... riuscii a renderla riutilizzabile e mi si aprì un mondo. Cominciai a strimpellare, poi a studiare anche il piano, e da allora la chitarra diventò la mia amica, la portavo ovunque e con lei non mi sentivo mai solo. È cominciata così la mia piccola esperienza di musicista, un sogno che si è trasformato in amore per l'arte, utile esperienza per capire quanto è difficile restare in piedi ad avere pazienza, accettare le critiche e non mollare per una porta chiusa e anzi studiare e imparare dagli sbagli.

L'arte per un artista è vita, è cibo per la mente, ma non solo: può essere fonte d'ispirazione per migliorare situazioni di disagio ed emarginazione. Ecco che ritorna la frase con cui ho aperto questo breve articolo:

"la bellezza salverà il mondo."

Se lo stato investisse in progetti sociali, specie in quartieri disastrati come Scampia dove i ragazzi hanno come idoli i boss mafiosi, ci sarebbero sicuramente grandi cambiamenti nelle prossime generazioni. Ho avuto modo di sperimentare l'arte terapia su me stesso, e a mia volta, divenuto uomo, su bambini delle bidonville in Africa, dove ho vissuto per un periodo: i risultati sono stati stupefacenti non solo per loro, ma anche per le loro famiglie che si sono avvicinate ai centri culturali. Un album da colorare nelle mani di un bambino fa sognare!


L'arte appartiene a tutti, non bisogna mai confonderla col mercato, sono cose completamente diverse ed anzi, in molti casi è proprio il mercato a spegnere l'entusiasmo di bravi artisti, sfruttati per anni da galleristi senza scrupoli.


Vorrei che ci fosse più meritocrazia oggi, perché basta pagare per partecipare ad eventi importanti, con la falsa speranza che i grandi giornali d'arte si occuperanno di te. Se dovessi dare un consiglio ad un giovane artista, direi:

"Mai pagare per mostrare le tue opere o farti recensire. Chi si occupa d'arte e lo fa con serietà ti contatterà perché ha visto qualcosa nei tuoi lavori, non per chiederti soldi."

Inoltre, la gratificazione più grande per chi fa seriamente questo lavoro è arrivare con le proprie forze. Altrimenti sarebbe come vincere il Giro d'Italia prendendo anfetamine.
Il tuo cuore saprà sempre che hai barato.

Qui di seguito i contatti social dell'artista:

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Enzo Pirozzi è presente anche sui seguenti siti d'arte:

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Si tratta di tre donne riprese a mezzo busto, festosamente vestite e delineate da un chiaro e inequivocabile impianto grafico.

 

Come indicano i tratti somatici, i vistosi ornamenti (orecchini) nonché l'immobilismo laterale, l'ispirazione dovrebbe derivare dallo studio dell'arte africana, arte che tende a rendere solenni le costumanze etniche e le tradizioni che danno vita a complessi e festosi cerimoniali, diversificati tra etnie ed etnie, tra Stati e Stati.

 

Come in gran parte della pittura africana, le tre donne non sono rappresentate in prospettiva. Le leggi della raffigurazione di fianco e del verticalismo assoluto,elementi tipici dell'arte mediterranea, sono attentamente rispettate.

 

Le tre donne, rappresentate in fila processionale, insistono sullo stesso piano in quanto prive della terza dimensione. Sono sfarzosamente abbigliate ed hanno carattere ieratico.

 

La sensibilità dell'artista salernitano verso la difesa della figura viene ampiamente confermata in quest'opera ricca di influssi orientali e occidentali.

 

Nella fase di realizzazione potrebbe aver posato solo una donna, come attesta l'uniformità somatica riscontrabile nei profili.

 

Ma c'è di più, la tipicità della cosmesi è valenza caratteristica delle varie etnie dell'Africa, continente antico che Enzo Pirozzi conosce bene, per avervi a lungo soggiornato.

Il nero corvino della capigliatura delle tre donne, rinforzato dalla grafite e il pallore dei visi (leucoderma), ottenuto da un miscuglio di talco e amido impastato con grasso di rettili (uraeus) certamente costituiscono una conferma dell'ispirazione.

Non è da escludere che l'opera possa essere stata dipinta in terra africana e, più precisamente in Costa D'Avorio, dove Pirozzi ha vissuto.

Pierluigi Chillà