"Con-Tatto":

Articoli degli appassionati d'arte

"Il valore sociale dell'arte"

Sarò sincero: l'espressione “valore sociale dell'arte” non mi piace, ha un non so ché di utilitaristico che mal si attaglia all'incanto delle Muse offerto al genere umano.

Sò così di essermi immediatamente alienato le simpatie di chi ha insistito perchè esprimessi il mio parere con questo scritto ma... tant'è.

Così come un manufatto bello e originale, magari unico, che abbia una funzione pratica, a sommesso avviso del sottoscritto, non è arte (per esempio un portacenere) bensì artigianato, così l'arte con la “A” maiuscola deve essere completamente al di fuori di ogni categoria che non sia espressione di retaggi dell'anima, emozioni, sensazioni, visoni: in disadorne parole l'io dell'artista, quell'inner reality decantata dai poeti romantici inglesi come Blake o William Wordsworth o da Leopardi con l'immortale celebrazione dell'anima nella poesia l'Infinito.

Che poi, nei vari periodi storici l'arte sia servita a veicolare messaggi, idee, concetti non v'è dubbio. Mi viene in mente Giuseppe Pelizza da Volpedo con il suo “Quarto stato” oppure le sculture di Fidia del V° sec. a.c. con i quali celebrava gli dei del l'Olimpo e promuoveva il loro culto. In questo senso gli esempi sarebbero infiniti. 

Ebbene, se l'idea che viene espressa con l'opera dell'artista risiede nel suo intimo più profondo, allora la sua espressione è arte, a prescindere dalla rilevanza sociale che poi storicamente l'opera assume. 

L'artista esprime ciò che in quel momento è un suo sentire. Ciò che la società mutuerà poi dalla sua opera è processo che tutto sommato non interessa all'artista: il suo “sigillo” è stato impresso e ognuno ne trarrà il beneficio/sfumatura che preferisce e ciò non intacca minimamente il moto d'animo profondo che ha generato l'opera. 

Celebro l'”Arte in se” nelle sue più svariate espressioni. Certo, dovremmo intenderci cosa sia arte e cosa non lo sia. Penso che se un dipinto, una scultura, una melodia, uno scritto ed ogni altra espressione artistica susciti delle emozioni in chi fruisce dell'opera, ecco io credo che quella sia arte.

Se ascoltando Sweet Home Alabama vi pare di percorre le sconfinate praterie dell'Alabama sotto un terso cielo azzurro, oppure con Beth dei Kiss vi sembri di essere lontano eppur vicino alla vostra amata, o ancora leggendo il Kubla Khan di S.T. Coleridge sprofondiate in caverne senza tempo e in recessi non misurabili o ancora guardando un dipinto di Rosanna Romano la sensualità e la purezza dei suoi soggetti accarezzi il vostro “io” profondo penso che l'opera dell'artista abbia raggiunto il suo scopo: trasferire emozioni.

L'Arte colpisce i nostri sensi per giungere al nostro “Io” più nascosto, più segreto. Ci procura una sensazione di comunione con l'opera, ci suggerisce ricordi, emozioni, identificazioni. Il potere dell'artista è proprio questo: fare da catalizzatore attraverso la sua opera al nostro spirito perché si elevi, si impreziosisca e si perda nel nostro desiderio di infinito, sottraendoci per un momento alla realtà che ci circonda.

Provate a guardare la scultura del “Celta morente”. In un attimo si viene trasportati nella storia di quel popolo fiero, nelle sue conquiste, nel modo di combattere ed affrontare la morte, in quel selvaggio esempio di coraggio che ha terrorizzato l'impero romano. L'espressione del viso, delle membra, raccontano una storia del guerriero che  ha combattuto mille battaglie e che ora sta per affrontare un mondo sconosciuto.

L'artista è riuscito scolpendo la pietra a trasmettere e cristallizzare emozioni perse nel tempo.

Ecco. Se per “valore sociale dell'arte” si intende la trasmissione/esternazione di sentimenti, angosce, paure, delusioni, gioe, dolori, passioni per far riflettere ed immedesimare il fruitore in ciò che l'opera esprime, allora l'arte ha un valore sociale. 

Ma ritengo più corretto parlare di “condivisione con l'umanità” di tutti quei sentimenti che hanno suggerito, stimolato l'artista a realizzare la propria opera e per mezzo di questa, renderli espliciti agli uomini.

9 Maggio 2020

Marco N.G. Corneo

appassionato di storia medievale, mitologia e filosofia greca, avvocato in Milano

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"Ispiratori della società"

Viviamo nell'era digitale, nell'era dove l'informazione utile ed inutile sovraccarica la mente delle persone, che dal momento del "distacco" dall'internet le stesse persone ritornano in se stessi, nella propria realtà. La stessa personale realtà che ciascuno comunica nel modo di vestirsi, di camminare, nelle parole e frasi preferite, nella scelta dell'interlocutore, nel rispetto o non rispetto di sé stessi e degli altri.
Il "Racconto personale" continua per tanti anche nella dipendenza dai complimenti degli altri nei social, oppure nella necessità di autorealizzazzione, e consapevole svincolo dalla dipendenza di compiacere agli altri, come sta accadendo adesso.
È sorprendente come il coronavirus abbia accelerato la comprensione di tanti che la stessa "socializzazione", che presume la gioia ed il desiderio della condivisione del tempo con gli altri, non c'entra nulla con i social!
Proprio quelle persone che non riuscivano a far a meno di stare ore a comunicare tramite i social mi hanno raccontato della loro consapevole uscita da tutti i social, sentendosi più liberi e contenti di questa scelta.
I loro motivi della "social-uscita" sono stati diversi: alcuni hanno risposto che sono stanchi di giocare i "giochi degli altri", altri che sono "stanchi dei falsi sorrisi e delle immagini idealizzate", altri ancora che hanno semplicemente "capito la quantità del tempo perduto" nell'abitidine di sfogliare le fotografie e la lettura dei pettegolezzi sugli altri.

Prima dell'inizio del coronavirus la maggioranza, senza pensarci troppo, per abitudine seguiva l'industria della moda e del marketing, i quali ormai per decenni promuovono i loro prodotti attraverso le modelle in costante dieta, attraverso la promozione delle nuove auto, dei nuovi appartamenti in credito, oppure i semplici crediti veloci con le foto di chi vuol farci credere che ha "risolto" magicamente tutti i suoi problemi.
L' "industria delle fiabe" usa sempre le promesse delle "soluzioni facili" a problemi difficili, attraverso le fotografie, immagini che puntano sulla manipolazione del compratore, dove ci raccontano che gli adulti sono "eterni bambini", ed attraverso i "desideri" si arriva alle "decisioni" dei compratori.
Lo shock, dovuto all'isolamento a causa del tutt'ora presente coronavirus ha portato tanti al bisogno della Verità.

Io credo che esponenti dell'arte e della cultura, che promuovono l'amore per la creatività e per l'autorealizzazione, che promuovono Fiducia delle persone in sé stessi sono autentici Ispiratori della nostra società.
Non è necessario diventare fanatici delle mostre, conferenze o iniziare a riempirsi di libri, ma ravvivando l'interesse per l'arte e sviluppando il piacere della cultura personale, ciascuno riconoscerà il proprio ispiratore nel quale rivedrà la propria evoluzione, ed i propri valori.
L'autocoscienza è una libertà interiore, senza i desideri di assomigliare alle tipologie di uomo o di donna "di successo", senza compiacere ai manipolatori, o senza voler affermare che "anche io non sono di meno".
Credo che "l'arte è la fonte vitale" come ha detto il nostro amico pittore Nikita Çaikovskij,  perché è capace di riunire, creare, sempre migliorare la nostra percezione della Nostra "arte di vivere".
La società siamo Noi!
In ognuno di noi è presente il potenziale dell'Umanità che è nascosta dentro ciascuno di noi in attesa di essere messa in pratica in ogni situazione della vita. E proprio questa  straordinaria "personale" umanità di ciascuno di noi ci farà diventare persone davvero Sociali!
Ispirate i vostri cari partendo dal Vostro esempio di vivere la vita più gioiosa, notando le cose Belle di ogni giorno, valorizzando le qualità di chi vi è accanto.
Diventate Voi ispiratori dei Vostri cari! La realtà di ciascuno è nelle mani di chi la sta vivendo.

24/08/2020

Anna Angela Lapshina

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